L’emancipazione femminile? Una questione di integrazione

Nell’articolo si parla dell’emancipazione femminile in un’ottica di integrazione

Dalla Festa delle Donne ad una Festa dell’Integrazione

Siamo in procinto come ogni anno di festeggiare l’8 marzo, la Festa delle Donna e ci saranno persone che decideranno di andare a vedere gli spogliarelli maschili, chi cenerà con le amiche, chi deciderà che siccome si è donne tutto l’anno non ha senso una festa. Su quest’ultimo punto mi sorge spontanea la domanda: perché si festeggiano i compleanni allora?

Poi c’è l’impegno politico e civile. Il femminismo, nascono i movimenti di donne, che parlano alle donne e con le donne; movimenti che sottolineano che il mondo “non è un mondo per donne” ma per gli uomini.

Mi è capitato di vedere l’ultimo Sanremo ed ho notato come emergesse in modo molto sottile una certa (mi permetto in punta di piedi) retorica sul tema dell’emancipazione femminile, nonché di un tema molto, molto importante che è la violenza sulle donne. Questa retorica mi ha infastidita e devo dire aggredita. Ma ha iniziato a farmi riflettere su questo problema ormai antico.

Persino un cantante che si è esibito ha letto quanto sia necessario iniziare a pensare che il mondo sarà salvato dalle donne, perché, spiega le donne hanno tutta una serie di caratteristiche, una fra tutte la capacità di generare, che le rendono delle ‘salvatrici’. Questo è quello che ho recepito ascoltando le sue parole.

Il mondo deve essere salvato?

Non mi pare che il mondo debba essere salvato. Ha passato tempi ben peggiori, comprese le glaciazioni. Ma al di là del momento critico che ci attraversa mi sembra oltremodo necessario iniziare a pensare ad una emancipazione, non più solo femminile, ma umana. E’ possibile ancora oggi pensare a mondi separati, scissi: uno maschile, l’altro femminile? Ha senso? E’ utile? Che potrebbe mai succedere se provassimo ad INTEGRARE le risorse del pensiero femminile e di quello maschile e a generare un pensiero nuovo, divergente? L’essere umano nasce, non solo letteralmente, dall’incontro all’interno di una relazione, cresce, vive, si ammala e guarisce all’interno di relazioni. Come possiamo pensare che la soluzione, il cambiamento possa avvenire nell’organizzarsi in sistemi chiusi ed autoreferenziali, donne con donne, uomini con uomini, omosessuali con omossessuali (ma non è solo una questione di genere) ecc. La nascita del nuovo, della differenza dell’Altro-da-me, a me sembra possa avvenire solo a partire dalla convivenza, il dialogo con ciò che con me sembra non avere molto da condividere.

Allora, per festeggiare l’8 marzo, sarebbe bello donare una mimosa alle persone che nel quotidiano ci modificano, ci integrano, ci fanno pensare…non saranno mica solo donne?

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