TRA RESILIENZA E RESISTENZA

Una delle parole più (ab)usate in questi tempi moderni è RESILIENZA intesa, semplificando, come una capacità di adattarsi a situazioni anche complicate e andare oltre. Non è una questione nuova, in altri tempi si chiamava capacità di adattamento (Piaget parlava si assimilazione e accomodamento come capacità di apprendere dal mondo e poi integrare le conoscenze nei nostri pattern).

A me piace pensare che questa parola/competenza sia associata ad un’altra che è RESISTENZA. Le penso insieme perchè dobbiamo ascoltare anche quel sentimento ad opporsi, quale sentimento di resistenza, appunto, che ci fa fermare e dire: MA ANCHE NO, questa cosa non mi piace, non la posso accettare. Anche dalla resistenza, da questa emozione possiamo apprendere.

Terzani scrive: “Non insegnate ai vostri figli ad adattarsi alla società, ad arrangiarsi con quel che c’è, dategli dei valori interiori (le emozioni come mappa, traduco io) con i quali possano cambiare la società (grazie alla conoscenza di cosa sentiamo, traduco io) e resistere al diabolico (dal greco dia ballo cioè getto attraverso, allude ad un gettare nella confusione*) progetto della globalizzazione dei cervelli”

Siamo sempre lì, resilienza e resistenza, un conto è pensarle come fenomeni, un altro conto è trattarle come emozioni da cui iniziare pensieri.

Nel link un articoletto da cui si può prendere qualcosa e altro lasciarlo, come tutto del resto. http://www.minimaetmoralia.it/…/meno-resilienza-piu-resist…/

* al contrario del SIMBOLO che dal greco simballo allude all’unire, al mettere insieme, integrando.