#3 Letture ai tempi del virus

Il parassita di Ascanio Celestini

https://comune-info.net/i-parassiti/

Flora saprofita

Nel secolo scorso che è durato fino a qualche giorno fa ci siamo presi il lusso di starcene in vacanza protetti da un confine trasparente, ma impenetrabile. Di qua noi, di là l’altrove. Poi è arrivato il virus… Un diario nei giorni del Covid-19. Per non smettere di pensare

Qualche giorno fa era il secolo scorso. Non il ‘900 con le sue rivoluzioni, lotte operaie, letterature sperimentali, cinema neorealista, sensi di colpa post coloniali, minigonne e rock ’n roll. Qualche giorno fa avevamo l’impressione che il disastro fosse prerogativa dell’Altrove.

In quel posto lontano ci stavano le guerre. Ogni tanto ci mandavamo i nostri soldati, ma noi ci tenevamo a distanza. Anche quando morivano. Anche quando erano i nostri fratelli. Della loro fine potevamo vivere il funerale di stato, tragico e igienico, non il pericolo di muoversi sotto le bombe. Nell’Altrove c’erano i poveri veri. Quelli senza niente. Senza nome. Gli esseri-numeri che cercavano di entrare a casa nostra. I governi ci aiutavano a tenerli fuori dalla porta e dai porti.

Da questa parte del mondo c’eravamo conquistati il diritto di vivere la Storia come una meritata vacanza. Noi avevamo vissuto due guerre. Noi eravamo morti ad Auscwhitz, noi avevamo pensato un mondo migliore, libero e rispettoso della vita umana. Persino il disastro ecologico, pur avendolo provocato, era un incidente del quale potevamo vantarci di essere consapevoli. Questa consapevolezza ci bastava. Ci rendeva emancipati.

Dalla nostra vacanza guardavamo l’Altrove.

In quel posto vivevano gli Altri. Vivevano e morivano come un tempo succedeva anche a noi. Nascevano come conigli, giravano scalzi, dormivano nelle baracche, si ammalavano e crepavano di malattie stupide che avevano colpito i nostri padri e i nostri nonni.

Ma adesso noi non eravamo più preoccupati per queste disgrazie. Da questa parte del mondo le loro malattie mortali ci facevano sorridere, erano curabili con medicine in vendita nella farmacia sotto casa.

Quegli Altri scappavano come un tempo eravamo scappati noi. Facevano viaggi infernali e arrivavano davanti alle nostre porte di casa. E noi ci dividevamo in due fazioni: quelli che mettevano il catenaccio e gli tiravano una secchiata d’acqua in testa e quelli che li accoglievano con democratico paternalismo. Noi continuavamo ad essere Noi. Loro erano gli Altri.

Anche quando entravano dalla nostra parte del mondo si portavano il confine tatuato sul corpo.

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Letture ai tempo del virus #2

La città appestata di M. Foucault

In questo testo di Foucault, Sorvegliare e punire, il filosofo apre con una minuta descrizione delle misure amministrative e di sicurezza pubblica da adottare in caso di peste. Non sembra così distante da quello che oggi stiamo vedendo e leggere questo testo personalmente mi ha creato una sorta di perturbante.

Mi sono soffermata, pensando a quello che accade oggi, su questo punto:

“Alla peste risponde l’ordine. La sua funzione è di risolvere tutte le confusioni: quella della malattia, che si trasmette quando i corpi si mescolano; quella del male che si moltiplica quando la paura e la morte cancellano gli interdetti“.

e ancora:

Ci fu intorno alla peste, tutta una finzione letteraria di festa: le leggi sospese, gli interdetti tolti, la frenesia del tempo che passa, i corpi che si allacciano irrispettosamente, gli individui che si smascherano, che abbandonano la loro identità statutaria e l’aspetto sotto cui li si riconosceva, lasciando apparire una tutt’altra verità. Ma ci fu anche un sogno politico della peste, che era esattamente l’inverso: non la festa collettiva, ma le divisioni rigorose; non le leggi trasgredite, ma la penetrazione, fin dentro ai più sottili dettagli della esistenza, del regolamento.

Ringrazio per la condivisione del file, la collega Dott.ssa Federica Formaggi.

Nel file allegato potete leggere l’articolo completo, introdotto da Clemens-Carl Härle

Letture ai tempi del virus #1

In questo momento i punti di riferimento sono molto labili. Dentro le nostre menti le emozioni sembrano palline di un flipper quando fanno il tilt. In questo momento dove il soggetto appare ancora più fragile e io mi sento un pò più fragile e con paletti di pensiero, meno fissi, leggere mi aiuta. Leggere romanzi, certo, ma anche gli articoli che mi arrivano generosamente da colleghi. Mi aiutano a pensare, a fissare meglio i paletti, a spostarli, a toglierli e sostituirli.

Per tale ragione pubblicherò questi articoli quando arriveranno a me, con un pensiero sul perchè l’articolo mi ha colpita.

Iniziamo da un articolo giratomi dalla Dottoressa Viviana Fini

I due stili strategici di gestione dell’epidemia a confronto di ROBERTO BUFFAGNI

L’articolo, scritto in maniera semplice, chiara e diretta, ha fermato la mia attenzione sulla lettura che fa dell’Italia, che sento vera in me come italiana. L’autore sostiene che l’Italia è un paese, che grazie alle sue radici storiche, filosofiche e sociali, arriva ad essere un Bel Paese, e a fare scelte corrette, spesso però senza capirne veramente il perchè. Ogni tanto anche io mi sento così.

Dall’articolo “Concludo dicendo che sono contento che l’Italia abbia scelto di salvare tutti i salvabili. Lo sta facendo goffamente, e non sa bene perché lo fa: ma lo fa. Stavolta è facile dire: right or wrong, my country“.

Giusto o sbagliata, questa e la mia Nazione/Giusta o sbagliata, questa sono io

Buona lettura

http://italiaeilmondo.com/2020/03/14/epidemia-coronavirus-due-approcci-strategici-a-confronto-di-roberto-buffagni/

La psicoanalisi ai tempi del coronavirus

di C. Schinaia

La capacità negativa viene definita come:
Quella capacità che un uomo possiede di perseverare nelle incertezze attraverso i misteri e i dubbi, senza lasciarsi andare a un’agitata ricerca di fatti e ragioni” (Bion, 1970, p. 169).

La psicoanalisi può essere una preziosa risorsa per approfondire lo studio dei meccanismi di difesa individuali e comunitari nei confronti della presa di coscienza dei gravi problemi con cui oggi siamo costretti a  confrontarci, delle sfide con cui ci dobbiamo misurare in relazione al complesso e contradditorio contrasto all’epidemia da coronavirus che comincia a pesare sulle nostre esistenze. Risulta impossibile parlare di un immaginario individuale senza considerare quello collettivo, che lo sottende e, anzi lo impregna, in un rapporto di codeterminazione reciproca. E non possiamo attestarci sull’immagine di un ambiente che sia solo un fuori sganciato dalla rappresentazione che ne abbiamo al nostro interno.

L’uso dei meccanismi di difesa per contrastare l’angoscia

Sono messi in atto vari meccanismi di difesa, la scissione, l’intellettualizzazione, la rimozione, il dislocamento, la repressione, il diniego, la banalizzazione. Ognuna di queste soluzioni difensive, volendo tamponare, ma anche nascondere, l’angoscia che deriva dalla difficoltà a confrontarsi   di un pericolo non immediatamente arginabile.

A questo proposito, sono belli i pensieri di Anna Ferruta (2020) che mette in evidenza il piacere della responsabilità personale, del prendersi cura della propria condizione come antidoto sia alla paura che all’indifferenza, perché permette di scoprire energie sconosciute, di utilizzarle per sé e di metterle a disposizione degli altri.

Bion e la “capacità negativa”

Ancora Bion sottolineerà in Cogitations “[Il valore del] processo della consapevolezza di elementi incoerenti e la capacità dell’individuo di tollerare questa consapevolezza” (Bion, 1992, p. 201).

Gli psicoanalisti dovrebbero contribuire a ravvivare la capacità di pensare e sognare un futuro migliore e di impegnarsi nel contribuire alla valorizzazione del senso della misura e della sobrietà, reagendo ai sentimenti di catastrofe, di fine della Storia come finora l’abbiamo conosciuta, che in questi momenti difficili possono ci attanagliarci, contemplando con integrità e sincerità anche gli aspetti spiacevoli dell’esistenza, ma favorendo la possibilità di viverli con una maggiore coscienza riflessiva attraverso il paziente e continuo lavoro della simbolizzazione.

Leggi l’articolo completo:

https://www.spiweb.it/cultura/la-psicoanalisi-allepoca-del-coronavirus/?fbclid=IwAR1Y3KHaXVABK7bKsNjVhsg-UZc0gOZcizQUGD86MqD4XP5nzINnITChR6I

…MA DI EMOZIONI SI DEVE PARLARE…

Se non è il caso di fare i tuttologi credo che sia fondamentale dare nome a quello che sentiamo. Dietro ad azioni veloci e rapide, dietro a schemi di comportamento, ci sono delle emozioni che hanno bisogno di essere pensate. SEMPRE E IN QUESTO MOMENTO DI PIU’.

Dietro ai “FACILONI” che dicono “Mah io non ci credo”, c’è un’emozione;

Dietro agli “IPOCONDRIACI” che si chiudono in casa, c’è un’emozione;

Dietro ai “COMPLOTTISTI” che vedono una strategia di eliminazione della specie umana, c’è un’emozione

La paura è l’emozione che mi viene in mente ora, mentre scrivo, ma può darsi che non ci sia solo questo; forse angoscia.

Può anche essere che in questa “pausa forzata” si nasconda anche la possibilità di silenzio, un silenzio che permetta di ascoltarsi e ascoltare l’altro. Può darsi che si possa stare in modo differente sui legami.

Un’occasione, dunque.

Può darsi.

Non c’è un’unica risposta o soluzione perché siamo complessi. Ed ognuno di noi declina i vissuti in modo differente a seconda della propria esperienza.

Diamo, perciò, respiro a quello che sentiamo, non ci può solo essere il coraggio, come viene spesso suggerito, il think positive,  ma anche una quota di angoscia e dolore, e via dicendo. Le nuances del nostro mondo interiore sono tante, purtroppo col passare del tempo ci abituiamo ad utilizzarne poche, il minimo indispensabile.

Non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno e riuscire ad amarti” C.G.Jung